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No all’albo degli Imam: la Regione Emilia-Romagna non sostiene la lotta al terrorismo


Con il NO al progetto di legge sull’istituzione dell’albo degli Imam, presentato dal consigliere regionale Galeazzo Bignami, la Regione Emilia-Romagna ha detto NO anche alla lotta al terrorismo. Secondo la Regione, l’albo degli Imam non sarebbe, infatti, una soluzione efficace per il contrasto al terrorismo di matrice islamica. Permetteteci di avere più di un dubbio al riguardo.

I fatti di Parigi dimostrano ancora una volta che in nome di Allah si uccide. Che la propaganda jihadista si annida ormai da tempo nel cuore dell’Europa. Che le cellule terroristiche possono essere ovunque, anche sotto casa, come è stato già dimostrato in passato. E non possiamo continuare a tollerare che sul nostro territorio transitino continuamente Imam provenienti da qualunque Paese a predicare in arabo sermoni dal contenuto sconosciuto.

L’Isis è troppo vicino a noi per non vederlo. Sotto il nome di “centri culturali islamici” si nascondono da tempo vere e proprie moschee dove si radunano centinaia di persone, spesso violando anche le più comuni norme urbanistiche. Sappiamo che al loro interno vengono invitati predicatori da ogni parte del mondo e, anche se piovono rassicurazioni da parte dei presidenti dei centri culturali islamici, non possiamo realmente sapere quali siano i contenuti di tali prediche. Sul territorio regionale abbiamo già assistito a casi di espulsione di persone sospettate di essere vicine ad ambienti legati al terrorismo islamico, a blitz che hanno portato allo scoperto cellule jihadiste come quella individuata alcuni anni fa tra Imola, Bologna e Faenza. Ma c’è ancora chi non vuol vedere, chi continua a minimizzare su questi fatti. E’ praticamente certo, oggi, che esistano innesti terroristici nell’ambito di questi luoghi di culto: d’altro canto, non esiste un’Intesa con le rappresentanze islamiche, non esiste legge che regoli i rapporti tra Islam e Stato italiano. Un vuoto normativo che la Regione Emilia-Romagna non solo non ha voluto colmare, ma dicendo NO a priori alla votazione in aula degli articoli del progetto di legge, ha dunque implicitamente affermato che non c’è bisogno di una regolamentazione della materia, che non siamo in pericolo, che il problema non esiste.

Tra i requisiti richiesti per l’iscrizione all’albo, vi era infatti l’assenza di collegamenti del richiedente con organizzazioni terroristiche e la conoscenza e la condivisione della “Carta dei valori e della cittadinanza” già elaborata dalla Consulta per l’Islam italiano. Cosa c’era di tanto “razzista” in tutto questo? Il diritto alla sicurezza è stato così ancora una volta svenduto in nome di quella ideologia buonista che tutto giustifica e tutto permette.

Forza Italia ha presentato un analogo disegno di legge a livello nazionale. Ora più che mai il dibattito sul tema deve riprendere senza indugi. Ci auguriamo che finalmente questa legge possa diventare realtà e che si pongano le basi per risolvere due problemi di fondo legati alla presenza dell’Islam sul nostro territorio nazionale: in primo luogo, la regolamentazione delle moschee spesso gestite con modalità non trasparenti e allocate in luoghi non adeguati e, in secondo luogo, la formazione degli Imam che deve essere coerente con i principi della società laica e pluralista quale è quella italiana.

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