Vai a…

Zefiro online

opinioni da Ponente

RSS Feed

La Leopolda di regime e il Minculpop che mette all’indice i giornali


di Francesco Maria dal Vigo

Peggio di Renzi ci sono solo i renziani. Specialmente quelli più realisti del re. Venerdì sera è iniziata l’ennesima Leopolda. Per chi non lo sapesse la Leopolda è l’antica stazione – ora spazio adibito agli eventi – nella quale, da cinque anni a questa parte, Renzi raduna le sue truppe. L’adunata di renziani è nata quando il premier non era ancora premier e neppure leader del Pd, ma solo sindaco di Firenze. E, allora, rispetto alla sovietica ortodossia del partito, sembrava quasi un cenacolo di carbonari, di giovani dalle belle speranze che volevano rottamare i papaveri mummificati della sinistra. La storia, ad oggi, gli ha dato ragione. Perché nel frattempo è cambiato tutto. Ma alla Leopolda fanno finta di non essersene accorti. Così l’evento, da conciliabolo di contestatori si è trasformato in meeting istituzionali di adoratori di Renzi.
La Leopolda è lo specchio accondiscendente al quale Renzi chiede se è il più bello del reame. E la risposta – va da se – è sempre affermativa. La Leopolda è il Natale e il Capodanno del renzismo, l’esaltazione della sua vacuità e la falloforia della sua arroganza. Un lavacro benedetto per chi vi entra, un sonaglio da paria per chi non viene invitato. Ma in questa edizione c’è stato un salto di qualità. Di solito la kermesse si limitava all’esibizione dell’armamentario renziani, un misto di immagini retoriche pop e jovanottiane, sgabelli da bar, lambrette, microfoni anni cinquanta, jeans, camicie bianche scravattate e hit radiofoniche. Insomma tutto quello che può sembrare giovanile (come se la gioventù fosse un merito) e di moda a un ex boy-scout. Invece stavolta è comparsa – serpeggiante – un’altra faccia del renzismo: l’allergia a ogni critica, l’insofferenza alla stampa e alle voci che non siano perfettamente allineate al pensiero (!) del premier. A un certo punto è stata proiettata la classifica delle dieci peggiori prime pagine dell’anno, votate dai presenti. Nel mirino degli ascari renziani sono finiti prima di tutto il Fatto quotidiano, poi Libero e Il Giornale. La stampa nemica. I mascalzoni che osano sfidare le veline del premier e i messaggini del suo efficientissimo capo ufficio stampa e spin doctor. Per carità, ci sarebbe da ridere, se fosse la Leopolda di cinque anni fa. Ma in questa veste istituzionale tutto assume le rigidità del Minculpop, dell’insofferenza nei confronti delle critiche e delle contestazioni. Ma soprattutto del giornalismo e della libera informazione. Di qualunque colore e idea siano. È evidente che tra il Giornale e il Fatto non ci siano tanti punti di contatto, semplicemente capita che su questi quotidiani vengano svelate le balle con le quali Renzi cerca di incantare sessanta milioni di italiani. Guardate il casino del salva banche. È il lavoro dei giornalisti, non è accanimento. Ma al premier non va giù e ai suoi zelanti camerieri neppure. Così la festa del renzismo si è trasformata in un triste Sanremo di regime. La Leopolda è invecchiata. Ed è invecchiata male.

fonte: blog.ilgiornale

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Tags: , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

About Redazione