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Tra incapacità politica e fallimenti diplomatici, la verità di Toni Capuozzo ne “Il segreto dei Marò”


fonte: L’Ultima Ribattuta

“Due militari innocenti che certamente non hanno sparato all’impazzata su dei pescatori inermi” questa è l’opinione contenuta nel libro di Toni Capuozzo, su Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

Il giornalista Mediaset ripercorre la vicenda dei due Fucilieri di Marina spiegando tutte le tappe diplomatiche che, subito dopo l’uccisione di due pescatori indiani, hanno rappresentato l’incapacità dei vertici politici e militari. A partire dalle modalità con cui i due marò sono stati imbarcati: secondo Capuozzo, infatti, Latorre e Girone erano privi di telecamera e di macchina fotografica, dotazioni fondamentali secondo gli standard internazionali per i militari in servizio anti pirateria. “Se avessero avuto quelle dotazioni non si troverebbero in questa situazione”.

Dopo il duplice omicidio, poi, altro errore fondamentale commesso dall’Italia – secondo Capuozzo – è stato quello di considerare l’India un paese di straccioni e di comportarsi come se i marò fossero colpevoli. “Con il risarcimento economico, politici e militari pensavano di cavarsela a buon mercato e invece hanno ammesso indirettamente la colpevolezza dei nostri due militari”.
A complicare le cose per i due militari italiani c’è il Rapporto Piroli, dal nome del responsabile del Reparto Operazioni dello Stato Maggiore della Marina che lo ha redatto: nella convinzione di poter sistemare le cose in via amichevole con l’India, anche questo rapporto – che accoglie con superficialità le tesi indiane – conferma come le nostre autorità si siano comportate come se Latorre e Girone fossero colpevoli. Roberto Piroli, autore del rapporto, successivamente venne promosso a vice capo del Centro Operativo Interforze.

Ma nel mirino dell’analisi di Capuozzo finiscono principalmente i componenti del governo Monti, soprattutto Corrado Passera, allora ministro degli Affari economici, e Giampaolo De Paola, all’epoca ministro della Difesa, che decise di rispedirli in India. Non solo: anche Giorgio Napolitano ha avuto le sue belle colpe. “Come Capo dello Stato era anche Capo della magistratura, ma ha permesso che quest’ultima abdicasse all’obbligo dell’azione penale”.

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