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Esecuzioni in stile Isis e bullismo islamico. L’Occidente, schiacciato dalla barbarie, quando alzerà la testa?


E’ francamente agghiacciante l’episodio accaduto a Vignola in provincia di Modena dove un gruppo di cinque adolescenti è stato circondato da sei magrebini che hanno inscenato, pistola alla mano, una esecuzione in stile Isis. “Credete in Dio o in Allah”? hanno chiesto ai sedicenni. E loro: “non crediamo in niente”. Spari in aria. Poi li hanno fatti mettere in fila ripetendo la stessa domanda, prima di lasciarli andare dicendo loro che era uno scherzo. Ma ormai, di scherzi, non è più tempo di parlare. Perché dopo le aggressioni sessuali a Colonia perpetrate da uomini “dai tratti nordafricani”, dopo il Bataclan, dopo Charlie Hebdo, non è più possibile giustificare o trincerarsi dietro il solito velo di ipocrisia buonista.

Non esiste una via di mezzo. O stai con la civiltà o contro. E, se stai contro, vai punito, isolato, espulso dal Paese che ti accolto. Perché ogni volta che si giustifica, che si chiude un occhio, è un passo indietro nella difesa della Democrazia e della Libertà.

Pochi hanno notato l’allarme lanciato, poche settimane fa, dal quotidiano locale “Prima pagina Reggio”, poi ripreso da “Il giornale”, relativo al dilagare del bullismo islamico. Subito dopo la strage di Parigi, si sarebbero moltiplicate le denunce alle forze dell’ordine, 15 solo nella provincia di Reggio Emilia: tutte riguardavano ragazzini inneggianti allo Stato islamico.

«I terroristi di Parigi? Hanno fatto bene» è la frase shock pronunciata a scuola da un minorenne pachistano di 14 anni che è finito dritto dalla preside. A Milano, una fonte dell’antiterrorismo ha spiegato che le segnalazioni sono aumentate già dopo Charlie Hebdo.

Non ne escono indenni nemmeno i piccoli centri come Correggio dove vive una comunità di immigrati pachistani e dove, i genitori del ragazzino, sono stati convocati a scuola ammettendo la gravità delle parole pronunciate dal figlio. E’ un fenomeno dilagante in Italia e in Europa. Tra le “letture” predilette da questi bulli compare il manuale “Gang islamiche” che fornisce dettagli su come adescare ragazzini musulmani nati e cresciuti in Occidente e arruolarli in vere e proprie bande. A febbraio, in Brianza, una gang di bulli islamici ha devastato l’oratorio della parrocchia di San Giovanni Battista di Desio: una “bravata” finita pure su Youtube.

E sempre “Il Giornale” riporta che adolescenti turchi a Berlino hanno dato la caccia ai compagni di scuola ebrei e ragazzine islamiche danesi si sono accanite sulle loro coetanee non musulmane bollandole come «puttane infedeli». Cosa non ha funzionato nelle politiche di integrazione perfino in Stati assolutamente “laici”, considerati molto più avanti dell’Italia sul fronte del multiculturalismo, è una domanda che chi governa dovrebbe cominciare a porsi. E forse la risposta potrebbe risiedere proprio nell’ostinazione di far passare le presunte libertà dalla negazione di una Storia europea, romana, cristiana. In una parola, occidentale.

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