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Studenti di destra e studenti di sinistra: la differenza tra noi e “loro”


Ho sempre avuto in mente la distinzione tra noi giovani di destra e quelli di sinistra, ogni anno, crescendo, sempre più. Le discrepanze tra noi e loro sono tangibili: la sensazione di ribrezzo che proviamo dovendo malauguratamente passare per via Zamboni, l’innervosirsi ogni volta che si vede un intero quartiere degradato dove svetta sovrano un centro sociale, la ripugnanza verso la presunta saccenteria della sinistra, monomero fondamentale del loro DNA.

Potrei continuare per giorni ad elencare tutto quello che ci distingue da loro ma in questo modo qualcuno potrebbe pensare che tutto si limiti ad una diversa profondità o sensibilità, a diversi gusti… Qualcuno potrebbe non cogliere ciò che davvero ci distingue: la consapevolezza ed il senso del dovere. La consapevolezza di chi siamo, di come siamo arrivati ad essere quello che siamo. La consapevolezza che il futuro è importante ma che solo tenendo vivo ed a mente il passato lo si renderà migliore. E qui entra il senso del dovere, il grande senso del dovere che, come una calamita, ci tiene incollati ai nostri valori, alla nostra identità, al futuro ed al passato e respinge tutti i tentativi di farcene allontanare. Tentativi che ogni anno incrementano, ogni anno si fanno sentire più forti. “Rossi” che cercano in tutti i modi di inculcarti idee che per natura non possono appartenerti e che, meschinamente, cercano di farti sentire diverso, sbagliato, retrogrado, ignorante. “Rossi” che, buon viso “buonista” a cattivo gioco, inneggiano ad un futuro senza identità, ad un futuro (ormai da definirsi presente) dove il clandestino diventa l’ospite che non vuole sedersi alla nostra tavola se non per mangiare ed andarsene quando loro, sfortunatamente per noi a capotavola, hanno apparecchiato solo per lui, togliendo il posto ai loro connazionali, i primi ad avere diritto di starci. Non so a voi, ma a me tutto questo provoca rabbia; provoca rabbia vedere che famiglie che non arrivano a fine mese perché sommerse di tasse e con stipendi da fame, si vedono scendere di graduatoria nei bandi per l’assistenza sociale perché sono passati davanti stranieri che tali vogliono rimanere. Fa ancora più rabbia sapere per certo che sicuramente qualcuno, leggendo queste parole mi darà della razzista. Che amarezza! Se essere razzisti è mettere al primo posto il bene di chi ama la propria Patria, ha bene in mente i diritti e doveri che ha come cittadino di un Paese i cui antenati hanno fatto nascere, beh, lo sono! In tutto questo la nota positiva però c’è, ed è il fatto che noi non ci arrendiamo, noi non molliamo. Spero quindi che questo Natale e che il prosieguo della vostra vita lo abbiate passato e passerete come solo chi ha a cuore la propria identità sa fare. Spero che giorno per giorno per voi sia una scoperta ed una presa di consapevolezza di ciò che vi circonda, spero che siate stati e starete con la vostra famiglia, che vi siate fatti raccontare e farete raccontare un aneddoto o storia dai vostri nonni. Spero che abbiate vissuto questo Natale, credenti o meno, come momento di gioia, aggregazione,celebrazione dei nostri valori, elogio alle nostre tradizioni e di spinta al crearsi un bel futuro. E ricordate: non vergognatevi di dire che amate la nostra Terra, il nostro Paese e la sua cultura, non vergognatevi di dire che il Natale vi scalda il cuore, vi dà speranza, vi fa riflettere e sperare, non vergognatevi di essere rapiti dalla magia e dal potere che ha su di noi… Non vergognatevi perché il Natale è dentro di noi e “le radici profonde non gelano”, neanche con la neve .

 

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