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Bologna preda della criminalità. Ecco cosa succede quando le sinistre negoziano sulla legalità


E quando apri i giornali, la mattina, ti chiedi se vivi a Bologna o in un quartiere periferico di Napoli.

Leggere di episodi di spaccio, incendi dolosi, di rapine ai danni di chiunque, per pochi spiccioli, per uno smartphone,  dell’ombra del racket nella capitale felsinea ormai è la normalità. Un bollettino di guerra quotidiano.

E non perché Bologna debba essere necessariamente indenne da tutto questo, ma è chiaro che qui la situazione è sfuggita di mano. Degrado, abusivismo, illegalità sono fenomeni cresciuti a livello esponenziale negli ultimi anni. Cifre da paura. E la politica, l’amministrazione, non può non c’entrare nulla. Se un sindaco arriva a chiedere l’intervento dell’esercito, significa che ha consentito che la situazione diventasse insostenibile, negli anni. La Bolognina, una piccola parte del quartiere Navile, rischia di diventare la spina nel fianco per il Pd alle prossime elezioni. Non che ce ne freghi molto in realtà.

 

La Bolognina, con i suoi residenti e commercianti infuriati, forse è simbolo della Bologna che si sveglia. Qui non esiste più una destra o una sinistra. Qui il comunismo è un pallido ricordo. Se n’è andato 25 anni fa con l’annuncio di Occhetto. La sicurezza, signori, non è tema di destra o di sinistra. E’ un tema di buon senso. Anzi, di buona amministrazione. I cittadini che si sono organizzati, con spranghe e spray urticante e sono partiti per andare a punire gli spacciatori, non sono necessariamente di destra. Sono cittadini esasperati. Che ne hanno le scatole piene di sindaci e assessori che predicano l’integrazione, il multiculturalismo e l’accoglienza.

La gente vuole amministratori che predichino la legalità. Sulla legalità non si negozia, mai.

 

Perché se inizi a negoziare, a chiudere un occhio sui venditori abusivi, sulle occupazioni illegali, sulle spaccate, sulle risse organizzate ad hoc dai centri sociali, la Città non la gestisci più. Un’amministrazione, in quanto super partes, non dovrebbe esprimere giudizi, fare morali, insegnare alla “destra” come si sta al mondo. Un assessore ai Servizi Sociali che giustifica le occupazioni abusive (“dobbiamo gestire le emergenze sociali”), che sentenzia sulla presunta “povertà” dei rom, che si gira dall’altra parte quando si deve sgomberare Atlantide, sta creando lei stessa un allarme sociale. Assessori che si “sbattono” a parlare di lotta e contrasto all’illegalità e poi, essi stessi, contribuiscono, con le loro azioni politiche, a creare quel clima di lassismo, di giustificazione, di “tolleranza”, nel quale l’illegalità prolifera, si espande e minaccia la vita dei bolognesi. E non è questione di razzismo. Perché se analizziamo i dati, le statistiche, ti accorgi che i crimini commessi dai bolognesi negli ultimi anni, li conti davvero sulle dita di una mano. E un amministratore dovrebbe essere chiamato a rispondere, seriamente, per le scelte politiche che hanno ridotto in queste condizioni una Città come Bologna,  quella che un tempo era il “salottino d’Italia”.

 

Una Città che non ha mica le dimensioni di Milano o Napoli. Bologna di abitanti ne fa 300mila, non può avere gli stessi problemi di sicurezza di una grande metropoli. E le giustificazioni di Merola, messo di fronte all’evidenza di classifiche che collocano Bologna al 110mo posto su 110 in fatto di ordine pubblico, hanno stancato, sono in pieno stile “arrampicata sugli specchi”. In una società come la nostra, anche il silenzio, l’inerzia, l’atteggiamento pilatesco rendono complici. Di fare politica non lo impone il medico. Se non sei in grado, vai a casa. Cambi mestiere. Peccato che qui il problema è che molti amministratori un mestiere nemmeno ce l’hanno. E sono i cittadini a doversi fare carico dei loro mega stipendi, elargiti con denaro pubblico, in cambio del nulla.

 

Perché di fronte all’insicurezza della vita, alla paura di alzare una serranda e di essere sommerso dalle tasse, al timore di produrre troppi rifiuti che poi arriva la multiutility di turno a spremerti, all’angoscia di rientrare in casa e ritrovarti i soliti ladri che, pure se li acciuffi, il giorno dopo sono di nuovo fuori a spacciare, al pensiero di non poterti nemmeno ammalare perché chissà se la sanità pubblica quel medicinale te lo passa, chissà quanto tempo devi aspettare per una visita e se malauguratamente sei ricoverato in ospedale magari ti ritrovi pure qualche rom che ti viene a rubare in camera, allora davvero non resta più nulla. Non resta nemmeno la dignità di italiano, di bolognese, di pagare le tasse. Perché non vale più la pena contribuire a una società nella quale non ti riconosci più.

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