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L’Anpi di Imola censura il libro su Donna Rachele. Ma stavolta le solite intimidazioni culturali non hanno funzionato


“L’antifascismo è il peggior prodotto del fascismo”, diceva Amadeo Bordiga, tra i fondatori del Partito comunista d’Italia. Mai citazione fu più azzeccata per spiegare quanto è accaduto a Imola, città nella quale l’Anpi ha provato a vietare la presentazione del libro su Donna Rachele in un locale privato. Un libro, tra l’altro, già presentato in molte altre città d’Italia, che ha avuto ottime recensioni e che niente ha a che fare con la politica. Una censura a tutti gli effetti, degna di un regime stalinista.

Quel che è peggio è che, a causa di tali pressioni, il locale in questione ha disdetto l’evento. Per non parlare della denigrazione, degli insulti, degli inviti a non recarsi più nel bar “fascista” che si sono scatenati sui social. Meno male che gli antifascisti erano quelli della libertà di pensiero, di stampa e di opinione, tanto decantata dalla sinistra e poi sistematicamente rinnegata quando si tratta di parlare della storia in modo oggettivo.

La nota diffusa dall’Anpi di Imola è semplicemente intimidatoria sotto il profilo culturale. L’ex deputato Bruno Solaroli, oggi presidente dell’Anpi, ha parlato di evento inopportuno. “Non si venga a Imola a glorificare la famiglia del Duce”, è stata la giustificazione. A infastidire gli “antifascisti” pure la presenza delle autrici, Edda Negri Mussolini e la giornalista Emma Moriconi, “dal curriculum noto”. La prima, colpevole di portare il cognome “Mussolini”, la seconda “rea” di scrivere su ‘Il giornale d’Italia’ diretto da Francesco Storace, leader de La Destra. “Un’iniziativa che viene presentata come atto di apertura degli eventi della prossima bella stagione e che quindi ne da’ una impronta”. Se questa non è censura, ditemi voi cos’è. L’Anpi pretende, attraverso una presunta élite di “intellettuali”, di dettare le linee culturali a Imola, Città medaglia d’oro della Resistenza. Prego, presentare il patentino antifascista alla “dogana”, perché se sei di destra a Imola non puoi entrare.
Che poi, il libro, di politico non ha nulla. Ma indaga solo la dimensione umana di donna Rachele. E anche qui gli “intellettuali” dell’Anpi si sono scatenati. “Non si può scindere l’aspetto umano da quello politico”. Insomma, non si può scrivere un libro e nemmeno presentarlo, senza interpellare gli antifascisti dell’Anpi. Nemmeno se la presentazione avviene in un locale privato. Perché sicuramente alla presentazione ci andranno solo i “fascisti”, i “neri” come pure si è letto sui social network. Quale era la paura? Che il locale diventasse un punto di riferimento dei giovani imolesi di destra?
Abbiamo capito, la colpa è essere di destra. Sia mai che a Imola ci sia un locale di destra. Peccato però che l’Anpi si sia data la zappa sui piedi da sola. L’evento ha avuto risonanza nazionale e si svolgerà lo stesso, a Imola, il 26 febbraio alle 21, in una ben più prestigiosa location, quella del Molino Rosso. E ci saranno pure le testate nazionali. Questa volta la prova di forza dell’Anpi non ha funzionato. Non ce l’hanno fatta a mettere il bavaglio alla cultura.
Bene ha detto l’editore del libro su Donna Rachele, Roberto Mugavero: “Non bisogna aver paura di un libro! I libri si fanno leggere e non uccidono nessuno. I libri lasciano il “libero pensiero” e non impongono nulla! C’è già stato chi bruciava i libri e non è finito bene”. Ma forse, più di tutti, l’idea di cosa sia l’Anpi l’ha data Giampaolo Pansa, in una intervista al Resto del Carlino: “E’ solo un microscopico partito di estrema sinistra che si fa notare per le sue intimidazioni. Edda vada avanti, è giusto rileggere la guerra civile”.
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